Le domande che (non) farò alla Gelmini

Domattina andrò con alcuni colleghi a Milano per prendere parte ad un paio di incontri, tra i quali, quello con il Ministro Gelmini.

Inutile dire che un ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca che incontra studenti universitari dovrebbe essere consapevole di andare incontro a possibili polemiche. Dico “dovrebbe”, perchè evidentemente non vi sarà alcun bisogno di preoccuparsene. Gli organizzatori dell’incontro si sono già premurati di evitare qualsiasi dispiacere suggerendo di proporre domande al ministro in via preventiva “per essere discusse”.

La Gelmini espone le sue idee in materia di istruzione

E’ ovvio che nessuno ha in mente di cambiare l’Italia in un’ora di “dibattito”, ma certo non si può chiedere a persone che abbiano un minimo livello di istruzione di passare da una, seppur blanda, censura.

Io chiaramente mi sono rifiutato di rivolgere domande di alcun tipo. Date le condizioni ho deciso di fare qualcosa di più eloquente di una domanda “scomoda” (ripeto, in quelle condizioni anche una domanda del genere può essere bloccata da una risposta generica del Ministro che comunque finirebbe non ribattuta). Ho deciso di stare zitto. E spero che anche gli altri la pensino come me. Dopo tutto se tutta l’auditorium che ospita il dibattito rimane in silenzio, il messaggio sarà chiaro: “siamo senza parole”.

Ero indeciso tra le pose nelle quali si tocca il mento, o quelle nelle quali tocca gli occhiali...

Insomma, parto scoraggiato, ma spero di ricredermi. Se l’esperienza non sarà troppo inutile ve la racconterò.

Ho la partenza alle 5.30 del mattino, per cui passo e chiudo 🙂

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