72 minuti di silenzio per Megavideo e Megaupload con contorno di rappresaglia degli Anonymous

“72 minuti di silenzio per Megavideo”, questo il tormentone alle prime ore dalla chiusura del colosso mondiale dello streaming e del file sharing.

E’ la prima volta che assisto in tempo reale alla caduta di un colosso del web. Stavo giusto vedendo un video su Megavideo, quando sento il mio coinquilino dire che è down. Finisce il mio video e ricarico la pagina (che evidentemente era sopravvissuta grazie alla cache del browser) e boom addio servizi Mega-qualcosa.

Il sito è stato oscurato dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d’America per violazione di copyright e pirateria, mentre l’FBI ha reso noto l’arresto del proprietario e di parte dello staff. Le majors dichiarano danni per 500 milioni di dollari a causa del servizio.

Il buzz sulla rete è stato immediato e massiccio, tutti sono corsi ad approfittare della morte del colosso per creare il proprio gruppo o la propria pagina di Facebook e godersi il proprio quarto d’ora di celebrità.
Anche Wikipedia è stata aggiornata per riportare l’accaduto.

Una bella botta per milioni di utenti (45 mln di visite annue secondo le stime) che utilizzavano i servizi di MegaVideo e MegaUpload, così come per i vari siti e forum che avevano fatto la loro fortuna con il link sharing.
Tra tutti ovviamente coloro che hanno perso di più sono stati gli utenti premium e comunque coloro i quali avevano affidato al sito files importanti utilizzandolo come una sorta di disco remoto.

La vendetta del gruppo Anonymous

Vendetta, vendetta, tremenda vendetta. La famosa crew di hackers ha immediatamente dato luogo ad una rappresaglia nei confronti dei siti dei “censori”, tra i quali ovviamente quello del Dipartimento di Giustizia USA all’indirizzo justice.gov. L’ira degli Anonymous si sta scatenando anche contro RIAA.org, universalmusic.com e copyright.gov.
Un attacco dalle dimensioni di una guerra santa telematica: oltre 5000 le persone coinvolte.

Che dite rivedremo mai riapparire questo servizio? Sarà un colpo per la condivisione e la pluralità della rete?

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